Allenare dei non vedenti

Allenare dei non vedenti

 

La gioia di insegnare qualcosa che non conosci

Cosa devi sapere per essere un bravo allenatore? Essere un ‘esperto del settore’ è così importante? E se il sapere fosse un ostacolo che ti rende troppo critico, che ti impedisce di porre le domande giuste, di ascoltare e ti preclude alcune possibilità? La conoscenza potrebbe essere un impedimento invece che il punto di partenza per essere un grande allenatore? Potrebbe ostacolare l'apprendimento piuttosto che favorirlo? Diventare Head Coach dell'England Blind Cricket Team mi ha fatto riflettere su queste cose. È stata la mia occasione di diventare allenatore di un sport di cui non sapevo nulla. Quanti coach hanno questa opportunità? Normalmente ‘rimaniamo fedeli’ a quello che conosciamo. Niente poteva essere più lontano dalle mie precedenti esperienze e conoscenze. Il gioco era diverso, con regole e attrezzature diverse. Quella che è iniziata come una sfida sconosciuta ed eccitante, è diventata un'esperienza che ha profondamente cambiato la mia idea di ‘allenatore’.

 

L’occasione per essere curiosi

È un’esperienza unica. Non puoi fare a meno di essere curioso la prima volta che vedi dei ciechi giocare a cricket. La tua testa si riempie di domande che iniziano con "Come…?" e "Che cosa succede se..?". Sperimenterai cose senza limiti e imparerai a non esprimere giudizi. Ti divertirai davvero a guardare la partita e avrai voglia di capire di più. È così stimolante! È stata una situazione davvero produttiva, che posso paragonare solo a quando avevo sei anni e in giardino con mio padre raccolsi una mazza da cricket in miniatura.

Man mano che la nostra conoscenza aumenta e la nostra esperienza prende il sopravvento diventiamo meno curiosi? Giungiamo a giudizi troppo affrettati, perché l’esperienza ci dice che le cose non possono essere fatte in quel modo. Oppure i grandi allenatori rimangono incuriositi da qualsiasi cosa? Rimangono un po’ bambini? Ecco, io voglio essere così.

 

Da dove arriva la conoscenza

Non conoscevo il gioco. Non l'avevo mai nemmeno visto. Nei nostri ideali, l'allenatore non dovrebbe essere un esperto? Mi facevo domande di questo tipo. Non avevo abbastanza conoscenza ed esperienza. La mia sola grande possibilità era usare l'unica fonte di conoscenza disponibile ... i giocatori. Fare l’allenatore mi ha aiutato ad accedere a questa fonte: dando ai giocatori l'opportunità di giocare, osservando attentamente, facendo domande pertinenti, ascoltando veramente, e facendo, poi, tante riflessioni. Non è stato così facile come potrebbe sembrare. I giocatori dovevano mostrarmi e comunicarmi ciò che sapevano. È diventato un ciclo virtuoso di apprendimento sia per i giocatori che per me. Ci è voluto del tempo. Abbiamo risolto insieme i problemi e raggiunto una maggiore comprensione. Nessuna precedente conoscenza sembrava avere valore. I giocatori avevano una voce molto forte e io ascoltavo attentamente. Si sentivano stimati e responsabili della propria crescita. L'abilità di allenare è servita a sbloccare questa crescita e a usare qualunque ‘tasto’ funzionasse per i giocatori che avevo davanti.

La conoscenza in mani sbagliate equivale a conformità e normalità piuttosto che alla capacità di esplorare il vero potenziale? Dovremmo passare subito alla risoluzione dei problemi e dovremmo esprimere giudizi affrettati in base al nostro sapere e alla nostra esperienza? Per me era così, ma questa esperienza mi ha fatto guardare il mondo con ‘occhi nuovi’.

 

Il bisogno di ascoltare

Sono convinto che ci sia una differenza nel nostro livello di ascolto quando ‘dobbiamo’ ascoltare rispetto a quando ‘vogliamo’ ascoltare. In questo caso io dovevo ascoltare. Certo che volevo, ma dovevo. Non avevo esperienza o conoscenza, potevo imparare solo ascoltando. È stato un ascolto più attento, che non sempre portava a risposte, ma a nuove domande. Le informazioni venivano profondamente elaborate e impresse nella mia mente. Non stavo aspettando di parlare, non stavo aspettando di trasmettere la mia esperienza o ciò che sapevo, fare l’allenatore veniva messo in discussione attraverso l’ascolto e l’interiorizzazione.

 

Prima la persona, poi il giocatore

Conoscere il gioco è importante, ma lo è anche conoscere i giocatori. Chi sono, da dove vengono, cosa li rende unici. Non conoscendo le regole del gioco, questo aspetto non mi ha influenzato. Si è creato il tempo e lo spazio per sviluppare una relazione significativa e produttiva. Una vera occasione per parlare di ciò che conta davvero. Non solo le cose superficiali. All'epoca questo sembrava un lusso, ora è una necessità. Cosa ricordiamo dei nostri migliori allenatori? Il modo in cui ci hanno fatto sentire. È questo che dobbiamo creare in una relazione.

Cosa avremmo creato se fossi stato un esperto del gioco? La conoscenza delle regole avrebbe influenzato il nostro rapporto? Non conoscere il gioco ci ha dato più spazio per costruire una relazione solida.

 

E quindi…

Questa esperienza è stata una grande fortuna. Non era in programma. Non mi aspettavo che avrebbe messo completamente in discussione il mio modo di fare l’allenatore.

Non sto certo dicendo che la conoscenza sia ‘il male’. Non quando viene usata nel modo giusto. Questa esperienza mi ha fatto vedere che cosa serve per essere un grande allenatore. I grandi allenatori hanno una costante sete di conoscenza e non sentono mai di saperne abbastanza. Sono sempre curiosi. Vedono il gioco fuori dagli schemi, non disegnano confini, trovano soluzioni. Al centro di tutto ciò che fanno mettono il giocatore, il giocatore è la fonte della vera conoscenza, il giocatore è colui che deve performare, l'allenatore li aiuta a diventare abili. Sbloccano anche il potenziale che il giocatore non sapeva di avere, fanno domande e ascoltano con l'abilità di chi fa un interrogatorio, ma non con le stesse modalità !! Ma soprattutto, costruiscono relazioni.


Se ne hai la possibilità, diventa coach di qualcosa di cui non sai nulla e vedrai come ti farà crescere.

 

Ross Hunter                                 

Ross è Head Coach della squadra inglese di cricket dei non vedenti, che ha recentemente vinto gli Ashes in Australia. Il cricket è la sua passione e col tempo ha avuto la fortuna di a essere coinvolto in molti ruoli diversi: giocatore, allenatore e tifoso. È un Mastercoach di livello 4 della BCE che vive in Hampshire con la moglie e la giovane famiglia.