Meglio soli o accompagnati?

Meglio soli o accompagnati?

Preferisci lavorare da solo o con un team?
 

È difficile rispondere a questa domanda. Secondo l’opinione comune lavorare in un team altamente performante con un obiettivo comune ci permette di ottenere molto di più che non lavorare da soli, ma, dal mio punto di vista, c’è molto più di questo.

Una delle mie lezioni preferite a scuola era arte e ogni settimana non vedevo l’ora che arrivasse. Ero piuttosto bravo nella materia e mi è sempre piaciuto il processo creativo e il senso di soddisfazione che provavo quando creavo qualcosa di mio, che fosse un dipinto, un disegno, una scultura o qualsiasi altra cosa. Ricordo ancora con fastidio quando un insegnante ci mise in gruppi e ci chiese di creare qualcosa insieme. Trascorremmo il tempo a parlare e il risultato finale, nonostante fosse accettabile, sicuramente era molto meno di quello che avremmo potuto creare individualmente. Secondo me, il lavoro di squadra ha represso la nostra creatività, costringendoci a scendere a compromessi e abbassando le aspettative sul risultato finale.

Ovviamente ci sono volte in cui c’è bisogno di lavorare in team e altre volte in cui si ottengono risultati migliori lavorando da soli. Come cita lo show The Apprentice "There's no I in team, but there are 5 Is in individual brilliance".

Potremmo pensare che ognuno di noi desideri far parte di un team. Ci piace il senso di appartenenza a un gruppo di persone con cui condividiamo un obiettivo comune o una visione e valori simili. Fa stare bene sentirsi parte di qualcosa di più grande di noi.

E per quanto riguarda la relazione fra la leadership e il lavoro di squadra?

Molti dei team di cui ho fatto parte possono essere descritti secondo la famosa citazione di Michal Winner: ‘Un lavoro di squadra è un insieme di tante persone che fanno quello che dico io’.

Mi chiedo se il profondo significato di un team e del lavoro di squadra non sia stato semplificato considerandolo come un qualsiasi insieme di persone, che per un motivo qualunque, si ritrova a lavorare insieme. È esattamente quello che mi sembra quando osservo le attività di teambuilding che offre il mercato, in cui week end passati in mongolfiera, a giocare a paintball o a indagare su omicidi misteriosi, hanno la pretesa di essere ottimi modi per costruire lo spirito di squadra.

In Impact lavoriamo con molti team, alcuni dei quali attingono autenticamente dall’esperienza e dal talento l’uno dell’altra, concentrandosi su un insieme articolato di obiettivi per raggiungere prestazioni elevate; altri invece sono team solo ‘di nome’, lavorano lontano gli uni dagli altri, concentrandosi sul lavoro individuale preferendolo a quello di gruppo. Costruire un vero team, altamente performante, richiede impegno, comprensione e tempo, ma soprattutto richiede una chiara definizione del vero obiettivo per cui è stato creato

Siamo stati molto fortunati a lavorare con splendidi team del mondo dello sport - The British and Irish Lions Rugby Union Team (South Africa Tour 1997), The England and Wales Cricket Board under 19s and the Ilmor Engineering Team (Mercedes-McLaren Formula One) per citarne solo alcuni. Con i team sportivi l’obiettivo è sempre chiaro, vincere! Anche nel mondo del lavoro, i team hanno bisogno di un chiaro obiettivo comune su cui costruire relazioni efficaci, conversazioni di qualità e un high performance mindset.

Uno dei tanti team in cui mi sono trovato a lavorare è il Global Leadership Team (GLT) di Impact. Con un’organizzazione così diversa culturalmente e in rapida evoluzione come quella di Impact, dove reattività e agilità sono fondamentali per rimanere competitivi in un mercato esigente e complesso, è fondamentale essere in grado di focalizzare i nostri obiettivi, con un approccio flessibile al fine di soddisfare le molteplici e differenti esigenze dei nostri colleghi e dei nostri clienti.  

Il GLT è composto da 8 persone in tutto, provenienti da tutti i continenti in cui siamo presenti: America del Nord e del Sud, Asia ed Europa, Medio Oriente e Africa. Ci incontriamo virtualmente ogni 2 settimane alle 7 di sera (UK time), che ci permette di connetterci ai nostri colleghi neozelandesi alle 6 di mattina e agli americani in orario di lavoro. Ognuno di noi ha una panoramica funzionale che copre complessivamente le principali aree del nostro piano 2020. Ci autoregoliamo a far durare il meeting non più di 1 ora con incontri successivi organizzati tra coloro che devono essere coinvolti. Usiamo Skype per connetterci e condividiamo idee, documenti e video per mettere al corrente tutti delle informazioni necessarie prima del meeting. Abbiamo specifiche competenze e ruoli ben definiti ma i nostri meeting hanno l’obiettivo di sostenerci l’un l’altro, lanciarsi sfide reciproche, trovare soluzioni e far emergere nuove idee. Due volte all’anno ci incontriamo anche di persona per rafforzare il nostro legame e passare insieme del tempo di qualità, dando e ricevendo feedback, socializzando e ponendoci reciprocamente nuovi obiettivi. Senza questo team, non potrei gestire Impact efficacemente e ci vorrebbe molto più tempo per rendere le cose operative.

Viviamo in un mondo in cui l’individualismo è sempre più evidente e in cui le persone hanno più probabilità di cambiare più posti di lavoro e capi. Oggi più che mai, per ingaggiare chiunque è necessario gestirlo secondo le sue preferenze personali. Creare nuovi team, contribuire alla loro formazione e renderli team di successo, sono competenze personali necessarie in tutte le situazioni in cui ci si trova a lavorare.

Avete mai sentito parlare di Justin Rosenstein? È uno dei fondatori di Asana, un’app di gestione dei team che sviluppa il modo di comunicare e collaborare nei team stessi. Justin qualche anno fa ha partecipato al "Wisdom 2.0 Conference". Il suo discorso era intitolato "Do Great Things: Understanding and Compassion". Il suo tema principale era ‘Da me a noi’. Dura 30 minuti ma vale la pensa guardarlo.

Quindi è meglio soli o accompagnati?

Forse dal ‘me’ al ‘noi’ lo identifica meglio!

David Williams is Impact's Founder and CEO.